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Come sopravvivere ai selfie.

Come sopravvivere ai selfie.

Il selfie è una vera e propria rivoluzione nel mondo della fotografia. Un mondo relativamente giovane che l’anno prossimo compirà 179 anni (dall’annuncio ufficiale) e che nella sua storia ha subito innumerevoli cambiamenti. Oggi l’apparecchio più venduto per scattare foto è il cellulare, la fotografia è a disposizione di tutti. Il popolo ha vinto ma non per la prima volta.

Quando nascono i primi studi a Parigi questi sono destinati all’aristocrazia e alla borghesia (medio-alta). Tutti i francesi hanno però il desiderio di farsi ritrarre col vestito buono: la fotografia è lo status symbol, un oggetto di puro feticismo (tutti vogliono una foto nelle pose dei divi del teatro). La rivoluzione (francese 2.0) avviene quando Disderì inventa la “carte da visite” (biglietto da visita): la sua macchina con otto obiettivi scatta 8 foto 6×9 a basso costo. Il risultato è che tutti vanno a farsi fotografare come nobili o attori famosi (ma sono per lo più piccoli borghesi o poveri). Nasce la fototessera? Non proprio ma manca poco. 

La prima cabina automatica per le fototessere viene presentata a Parigi nel 1890 e viene installata negli anni ’20 del nuovo secolo prima a New York e poi qualche anno più tardi a Parigi (negli anni ’60 arriva anche in Italia). Nasce la fototessera automatica, ma in realtà nasce il selfie. Chi di voi (magari non i nati nel 2000) non si è fatto immortalare nelle cabine nelle pose più assurde? (non mentite!)

C’è una differenza con il selfie di oggi, nelle cabine le foto vengono stampate e sono solo quelle, non riproducibili. Un selfie è un’immagine virtuale, un risultato di almeno 20 scatti scartati che rimane sul social per qualche settimana e poi scompare nel dimenticatoio. Scompare perché alla fine risulterà brutto come le altre 20 immagini scartate in precedenza. 

Il problema è che quando prendi coscienza che a parte la foto della patente o del passaporto o della carta d’identità non hai una testimonianza della tua bellezza o nel peggiore dei casi della tua simpatia (perchè nel selfie non ti riconosci più, perchè “magari questa posa non va bene, magari mi son messo con le labbra chiuse e allungate poi ci ho sparato pure il filtro bellezza e quello vintage”) è troppo tardi (non è vero non è mai tardi per rimediare).

Selfie: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

L’angoscia che sta nella cancellazione dei selfie è uguale alla paura di avere un ritratto d’autore perchè “chissà come appaio ai suoi occhi, magari pensa che sono una brutta persona, cavoli forse vengo pure con gli occhi chiusi!”

-momento marchetta –

per quello che riguarda me fortunatamente sono sempre riuscito a fare ritratti che hanno accontentato i miei clienti, tutti si sono sentiti sempre a proprio agio e la sessione di scatti è stato un bel modo per conoscere qualcun’altro. Quindi se avete paura venite da me e state tutti tranquilli!     

-momento marchetta finito 🙂 –

Per sopravvivere ai selfie ho scritto il libro “Lo zen e l’arte di fare i selfie sbagliando la fotocamera del cellulare” no non è vero non l’ho scritto ma è un’idea geniale!

Ho fatto invece questo.

Per superare la discussione tra selfie e ritratto ho creato un contest sulla pagina di facebook dal titolo “vinci un ritratto”. Chi partecipa carica un suo selfie e lo fa votare. Il vincitore (chi prende più voti) vince un ritratto stampato e firmato! Praticamente invece di cambiare i fustini di dedersivo, scambierò un selfie per un ritratto, ribaltando completamente la situazione farò sopravvivere l’immagine del vincitore all’epoca del selfie!!!

La rivoluzione antropologica è in atto. Se volete approfondire il discorso selfie all’interno del mondo della fotografia, vi rimando ad un articolo di Michele Smargiassi su laRepubblica.it.

Obiettivo ritratto!

Obiettivo ritratto! Quale ottica usare per un ritratto? Le regole che non esistono!

In molti su Instagram mi chiedono quali ottiche usare per fare dei ritratti. Ci sono delle regole non scritte per cui i fotografi tendono a suggerire di utilizzare ottiche fisse lunghe (dal 50mm in su) o dei tele come il classico 70-200. Io credo che ognuno di noi dovrebbe prima aver chiara l’idea di fotografia che si vuole fare. Le regole ci sono, più che altro ci sono delle abitudini, ed è giusto che vengano messe in discussione.

Ho avuto il piacere di poter fotografare una mia fan ieri e per il mio classico ritratto ho usato il mio fidato 56mm. Attenzione io uso un corpo macchina con un sensore Aps-c e quindi l’equivalente su un pieno formato è l’85mm.

Dopo aver ottenuto il risultato stabilito ho voluto rompere un po’ i miei schemi lavorando su una posa meno formale e più divertente. Vi assicuro che l’unica cosa che non dovete fare per ottenere ritratti dinamici e fuori dalle regole è proprio seguire le regole. Per la foto in basso ho realizzato lo scatto tenendo il soggetto attaccato al fondale, una luce frontale dall’alto con un semplice ombrello come modificatore e ho montato il 23mm (35mm per il pieno formato) con un punto di ripresa non ad altezza sguardo.

Il mio suggerimento è se volete divertirvi provate a fare quello che normalmente non fareste mai!